dal nostro inviato Ugo Trani
LIVORNO (15 marzo) - Gli strascichi del terzo pareggio consecutivo non sono solo di natura psicologica e, tra l’altro, non si possono ancora quantificare, anche perch 5 punti su 6 lasciati al Livorno di Cosmi devono far riflettere in vista della prossima stagione: mentalmente la Roma ha troppi passaggi a vuoto.
Di sicuro Ranieri, gi uscendo dal Picchi, deve prender atto di quanto la partita pareggiata ieri influir su quella successiva dal punto di vista tecnico: quattro diffidati, dei sei di inizio match, preso il giallo da gervasoni, salteranno sabato l’incontro con l’Udinese. Scompaiono con largo anticipo dalla lista dei convocati Mexes, De Rossi, Pizarro e Taddei. In pi, nelle interviste a caldo, l’allenatore cancella anche Totti dal prossimo appuntamento, escludendo il suo rientro. E ci sar da verificare meglio pure l’infortunio di Vucinic, costretto a rinunciare in extremis alla trasferta in Toscana per un’infiammazione al ginocchio siniistro.
Il turn over pu far comodo: la Roma ha il fiatone da un pezzo. Ma questo, cos eccessivo, penalizza. Ranieri si accorger di dover rinunciare a tre uomini su quattro a centrocampo: l’esterno Taddei e i due mediani titolari Pizarro e De Rossi. E’ questo il settore da inventare, tenendo presente che gli unici due centrocampisti di ruolo rimasti fuori a Livorno sono Faty e Brighi. Menez, ieri vispo e combattivo, pu essere confermato. Deludente invece Cerci, da utilizzare per sostituire Taddei. Manca un esterno, dunque. Potrebbe essere alzato un terzino. Perrotta servir, come nel finale di gara, da mediano, con Baptista trequartista o seconda punta. Oppure fiducia a Faty. Dietro nessun problema: Burdisso per Mexes. In attacco molto dipende da Vucinic: la sua presenza pu condizionare le scelte anche a centrocampo (esterni e ruolo di Perrotta). E anche quella del sistema di gioco.
Articolo tratto da Il Messaggero
ROMA (15 marzo) - Sapete qual il colmo? Che i romanisti si consolano: la Lazio che va in B un gran bel vedere, pazienza per i due punti perduti a Livorno. E i laziali anche: la Roma lo scudetto non lo vince, quasi certo, pazienza se il Livorno ormai a due passi da noi. Ci sta: lo sfott resta lo sport pi praticato in citt. Ma invece il rimpianto dovrebbe essere bipartisan, per quel rigore fallito da Pizarro e per le dormite della difesa giallorossa.
Sei punti da recuperare in dieci partite all’Inter e cinque al Milan ora sembrano troppi, anche perch la Roma paga la perdurante assenza del suo leader Totti, quello a cui, come dice Ranieri, puoi affidare il pallone bollente nei momenti topici della sofferenza. Ma che sia mancata soprattutto la convinzione, nelle ultime partite di queste 18 di fila senza sconfitte, una debolezza psicologica che sa di prematura rassegnazione. Perch non crederci, e proprio sul pi bello, come hanno fatto i rossoneri (che gol, Seedorf) fino ai minuti di recupero?
Quanto alla Lazio, chi la salva? Le tre che la seguono hanno grinta da vendere, vedono la preda impaurita, incerta, persa nella boscaglia dei troppi pastrocchi. Segnano tutti, i biancocelesti ormai neanche dal dischetto: un’armata di spremuti senza uno straccio di leader in campo e fuori. Serve ancora dire a Lotito: guarda che hai fatto? Serve cambiare ancora tecnico? Serve ancora dare dei mercenari ai giocatori? I tifosi ieri hanno dimostrato di che pasta, di che orgoglio sono fatti. Se Zarate, stando fra loro l’ha capito, una speranza, seppur piccola, ancora c’.
Articolo tratto da Il Messaggero